L’amore è una realtà meravigliosa,

è l’unica forza che può veramente trasformare il cosmo, il mondo!

(Benedetto XVI)



giovedì 29 maggio 2014

L’amore liquido

L’espressione “amore liquido”, divenuta presto famosa, è del grande sociologo polacco Bauman[1]. Nei suoi ultimi lavori, Bauman ha inteso spiegare la postmodernità usando le metafore di modernità liquida e solida, categorie che traducono la perdita di certezze e punti di riferimento stabili dell’uomo odierno (da cui l’essere liquido) rispetto all’uomo del passato che viveva in una sostanziale solidità di rapporti e punti di riferimento.
La nozione di Bauman di «società liquida» fu citata anche da Benedetto XVI. È una società dove non ci sono più relazioni solide, stabili, ma tutto è effimero e tutto si cambia. La maggioranza cambia lavoro, casa, città più e più volte nella vita, e perfino nel calcio i giocatori «bandiera» che passano tutta la carriera nella stessa squadra sono una specie in via di estinzione. Le statistiche ci dicono che in Occidente più della metà delle persone cambia anche marito o moglie, non perché resta vedovo ma perché divorzia. Quanto ai molti che non si sposano - la maggioranza in diversi Paesi - cambiano compagno e compagna ancora più spesso. Anche l'amore è diventato «liquido», sostiene Bauman: «perché dovrei continuare a tenermi lo stesso partner quando ho già cambiato tre telefonini?». «Ciò che prima era considerata eresia del libertinismo, piuttosto che disturbo sessuale o perversione, ora diventa la norma culturale con l'autosufficienza dell'erotismo, ovvero con la libertà di cercare il piacere sessuale fine a se stesso»[2].
Nei suoi libri Bauman sostiene che l'incertezza che attanaglia la società moderna deriva dalla trasformazione dei suoi protagonisti da produttori a consumatori. L'amore liquido è proprio questo: un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame, tra il desiderio di cambiare e il bisogno di un amore autentico.
Mentre fino a poco tempo fa le relazioni a lungo termine erano considerate “istinti naturali”, oggi vengono percepite come oppressive: «L’impegno verso un’altra persona [...] in particolare un impegno incondizionato e di certo un tipo di impegno “finché morte non ci separi”, nella buona e nella cattiva sorte, in ricchezza e in povertà, assomiglia sempre più a una trappola da scansare a ogni costo»[3].
"Il mercato ha fiutato nel nostro bisogno disperato di amore l'opportunità di enormi profitti. E ci alletta con la promessa di poter avere tutto senza fatica: soddisfazione senza lavoro, guadagno senza sacrificio, risultati senza sforzo, conoscenza senza un processo di apprendimento. L'amore richiede tempo ed energia. Ma oggi ascoltare chi amiamo, dedicare il nostro tempo ad aiutare l'altro nei momenti difficili, andare incontro ai suoi bisogni e desideri più che ai nostri, è diventato superfluo: comprare regali in un negozio è più che sufficiente a ricompensare la nostra mancanza di compassione, amicizia e attenzione. Ma possiamo comprare tutto, non l'amore. Non troveremo l'amore in un negozio. L'amore è una fabbrica che lavora senza sosta, ventiquattro ore al giorno e sette giorni alla settimana…
Quando ciò che ci circonda diventa incerto, l'illusione di avere tante "seconde scelte", che ci ricompensino dalla sofferenza della precarietà, è invitante. Muoversi da un luogo all'altro (più promettente perché non ancora sperimentato) sembra più facile e allettante che impegnarsi in un lungo sforzo di riparazione delle imperfezioni della dimora attuale, per trasformarla in una vera e propria casa e non solo in un posto in cui vivere. "L'amore esclusivo" non è quasi mai esente da dolori e problemi  -  ma la gioia è nello sforzo comune per superarli"[4].
Z.Bauman ha indicato nella ‘liquidità’ la caratteristica saliente dell’epoca post-moderna. Scrive, ad esempio, nell’Introduzione a Vita liquida, pp.VII-IX: “Una società può essere definita ‘liquido-moderna’ se le situazioni in cui agiscono gli uomini si modificano prima che i loro modi di agire riescano a consolidarsi in abitudini e procedure... In una società liquido-moderna gli individui non possono concretizzare i propri risultati in beni duraturi: in un attimo, infatti, le attività si traducono in passività e le capacità in incapacità... La vita liquida è una vita precaria vissuta in condizioni di continua incertezza... La vita nella società liquido-moderna non può mai fermarsi. Deve modernizzarsi (leggi: continuare a spogliarsi quotidianamente di attributi giunti alla propria data di scadenza, e a smontare/togliere le identità di volta in volta montate/indossate) o perire”.
C’è chi , riprendendo in altro modo il concetto di amore liquido, ha utilizzato anche l’immagine dei Baci perugina[5]:  l’amore è oggi, per molti, un’esperienza simile a quella che possiamo fare con questi celebri cioccolatini ricoperti da frasi che celebrano l’amore:
lo scarti, lo mangi in un boccone, ne assapori la dolcezza, leggi il cartiglio e forse un po’ ti commuovi, e poi dopo cinque minuti te ne sei già scordato e ne cerchi un altro.
Un amore dunque che manca di progettualità a due, caratteristica invece propria del matrimonio, un amore che vive del carpe diem e che infatti dura la breve vita di un’emozione. L’amore non è più associato a grandi desideri – i sociologi ci sconfortano dicendo che i ragazzi non sognano più – ma si consuma appariscente e fulminante come un fuoco di artificio. E’ dunque il primato del sentimento: amare è sentire, è provare la gratificante sensazione epidermica che qualcuno ti desidera e corrisponde al tuo affetto. (…) La convivenza è cosa buona perché è un po’ come quando desideri acquistare un’auto e vai a provarla dal concessionario per verificare se non ha difetti, se fa per te. E il giorno che esce un modello nuovo, beh basta rottamare il convivente, pardon l’auto.
Il matrimonio, si badi bene, è ancora apprezzato come istituzione ma è sempre più inteso come strada inevitabile dal sapore un po’ borghese: guscio vuoto da riempire con molto affetto. Se questo finisce anche il matrimonio deve finire. Ed infatti si è a favore del divorzio.
Amare quindi è come abbronzarsi: non dipende da te, dipende dal sole che c’è. Come è iniziato può finire, così come è comparso il sole questo, per un odioso temporale, può anche scomparire. Molti adolescenti e giovani, anche quelli di 54 anni a dire la verità, vivono allora senza saperlo la sindrome dello specchio: dicono “Ti amo”, ma in realtà stanno dicendo “Quanto è bello essere amati da te”. Riflettono cioè l’affetto dell’altro come se fossero uno specchio. Ma appena la dolce metà spegne la radiosa luce del proprio affetto anche loro di conserva smettono di amare, chiudono i rubinetti del cuore. (…) Ma l’amore, come già ricordava Aristotele 2400 anni fa, è volere il bene dell’altro, decidersi per il suo bene, al di là dei sentimenti, anche e soprattutto quando questi sono belli che defunti. Chi dice quindi: “Lo sposo perché mi fa stare bene” e nulla più ha buone probabilità di cinguettare “Sì, lo voglio” all’altare e poco dopo “No, non lo voglio più” davanti ad un avvocato divorzista.
Ancora molti credono che l’amore sia cieco. Questo pazzo Cupido scaglia le sue frecce a caso, dicono in molti, non siamo noi a scegliere. In realtà è quasi banale rammentare che la persona con cui condividere tutta un’esistenza va scelta perché prima è stata conosciuta molto in profondità. La chiave è quindi nel fidanzamento, il più delle volte vissuto in modo svagato come una piacevole vacanza a Sharm. Molti fidanzamenti sono una cronaca di una morte annunciata proprio perché si scopre che l’altra metà è diversa da come ce lo eravamo immaginata prima di convolare a nozze. La conoscenza profonda dell’altro invece porta ad una certezza sulla propria scelta futura che nella prospettiva di fede si rinsalda ancora di più perché si arriva a percepire nel proprio intimo queste parole: “Lei è la persona che Dio ha scelto per te dall’eternità”. Da questa certezza poi a sua volta scaturisce il più bel progetto a due che possa esserci, il progetto di santità: “Ti donerò il Paradiso: voglio portarti in Cielo”.
Un secondo motivo degli sbandamenti appena descritti è la mancanza di donazione gratuita e totale. Il rapporto a due si trasforma non di rado in una partita a poker. Si puntano le proprie fiches sul tavolo della vita di coppia nella speranza di vedere crescere il gruzzoletto di interessi e gratificazioni personali. E se la partita si mette male allora si passa la mano.
Ma l’amore non è liquido: lo ammette lo stesso Bauman in una intervista rilasciata al giornalista Pierangelo Giovanetti, apparsa su Avvenire del 2 febbraio 2006, con il titolo “L’amore non è liquido”:
Per una vita ha studiato la «società liquida», quella senza legami stabili, e l’«amore confluente», che dura fin tanto che c’è l’interesse di uno dei due partner. Ma quando pensa all’amore vero, con la A maiuscola, volge lo sguardo a lei, Janina, la moglie che da sessant’anni gli è al fianco. «Io e Janina – racconta Zygmunt Bauman, uno dei più grandi sociologi viventi - sappiamo che stare insieme significa anche sacrificio e accettazione dell’altro, pure quando è faticoso. Ma per noi lo stare insieme, il volerci bene e l’essere uniti "finché morte non ci separi" è una prospettiva molto più bella, che l’essere separati e vivere la libertà dello stare da soli. Per questo credo che il Papa abbia centrato l’obiettivo, decidendo di richiamare la società di oggi, che per definizione evita legami duraturi ed esclusivi, alla totalità dell’amore. È sicuramente un richiamo controcorrente. Ma è tanto più necessario in un’epoca di dittatura del consumismo, dove la "sindrome del consumo" penetra ogni fessura della nostra esistenza, fagocitando in essa anche ciò che c’è di più grande: l’amore».

Professor Bauman, perché gli uomini d’oggi sono incapaci di amare «per sempre»?
«È una società che si è modellata sull’usa e getta, sul desiderio di consumo, sull’impegnarsi finché si ha voglia, senza assumersi responsabilità di qualsiasi genere. Il consumo come metro di ogni nostra azione non è fatto per elevare la lealtà e la dedizione nostra per l’altro. Al contrario, è pensato per passare in continuazione da un desiderio all’altro, per spegnere in fretta quelli vecchi e creare posti per altri nuovi. In più la clausola della società dei consumi "soddisfatti o rimborsati" è diventata metro di ogni rapporto, di ogni relazione. In questo tritacarne è finito anche l’amore. Ecco perché è sempre più difficile "amare per sempre"».
Ma questo s’è tradotto in maggiore libertà per l’uomo moderno?
«Questa era la promessa che sta alla base della "nuova società": la liberazione individuale. Promessa che si è rivelata falsa. Molti, infatti, credono (erroneamente) che la quantità compenserebbe la mancanza di qualità. Ogni relazione è debole, quindi cerchiamo di averne a non finire, in modo che possiamo trovare qua e là qualcosa che ci soddisfi, comprensione o simpatia alla bisogna. Il fatto è che – come ci ricorda anche Benedetto XVI nell’enciclica – non funziona così. Piuttosto è il contrario. Più le relazioni diventano facili a rompersi e usa e getta, meno c’è motivazione a combattere le difficoltà che lo stare assieme comporta di volta in volta. Dopo tutto, quando due persone s’incontrano, ognuno porta con sè la propria diversa storia personale, che ha bisogno di essere conciliata con l’altro, che a sua volta è differente. E una convivenza di diversi è impensabile senza compromessi e sacrifici».
Secondo lei, è possibile che ci sia futuro in questa «fluidità» dei rapporti e quindi anche dell’amore?
«È il paradosso della postmodernità liquida. Più si evitano impegni stabili e duraturi per timore di esserne poi vincolati, più sentiamo bisogno invece di relazioni solide e amici disponibili. Però siamo incapaci di fare il passo. Di fronte al "per sempre" ci troviamo impauriti. Solo che, senza un impegno esclusivo e nel tempo, i nostri legami sono fragili e anche il rapporto d’amore risulta esasperatamente insicuro. Questo crea uno stato di ansietà permanente in cui è sprofondato l’uomo d’oggi. Un futuro oscuro e gravido di conseguenze se non ci sarà un cambio di rotta».
Benedetto XVI dice però che questo amore «pieno» è possibile. Anzi è il progetto a cui l’uomo e la donna sono chiamati.
«Certo. È una questione di scelte, di valori che si attribuiscono allo stare insieme. In ultimo, direi, di forza dell’amore che rende il sacrificio per il bene dell’amato qualcosa di naturale, di dolce e di gioioso, invece che un giogo pesante come i più credono. Agape, cioè il vero amore, quello che noi sogniamo e di cui tutti abbiamo seriamente bisogno per sentirci salvi in un mondo caratterizzato per la sua insicurezza, non può che essere altruista e incondizionato. Da entrambi i lati. E lo sforzo di arrivare a questo, non può che partire sempre dalla mia parte. Il contrario di quanto avviene comunemente oggi, dove si vive nella paura che l’altro decida unilateralmente di rompere il legame, di chiudere una relazione perché non la si ritiene soddisfacente o anche solo per il fatto di voler sperimentare emozioni nuove».
Benedetto XVI insiste anche sul non separare eros da agape.
«Questo è l’altro grande errore del nostro tempo: l’idea di separare il sesso dall’amore e dai legami spirituali e dalle responsabilità morali che esso comporta. È l’idea che passa quando gli esperti ci dicono che innamorarsi è solo una reazione chimica che attiva la produzione nel corpo di dopamina. Quando c’è questo, c’è amore. Quando finisce, non ce n’è più. Ridotto così, si pensa che il sesso possa essere praticato come un qualunque oggetto di consumo di questa società dei consumi. In realtà eros non si può separare da agape, pena il tradirlo».
Un ultima domanda: cosa ha pensato del richiamo del Papa a «Dio amore»?
«È forse il messaggio di cui l’umanità ha bisogno più di ogni altro. Vedo all’orizzonte il pericolo enorme della "religionizzazione della politica", dove la religione, il richiamo a Dio, è preso dalla politica per combattere gli altri. È una minaccia grave per il futuro dell’umanità, per la sua sopravvivenza fisica ma anche per la capacità di far fronte assieme ai gravi problemi ancora irrisolti di miseria umana e di aggressività causata dalla miseria. Bene ha fatto Papa Benedetto a lanciare alto questo monito: Dio, che ha dato il comandamento dell’amore, ci impedisce di usare il suo nome per combatterci gli uni contro gli altri».



[1] Z. Bauman, Amore liquido. Sulla fragilità dei legami affettivi, Laterza, 2006 (or. 2003).
[2] M. Introvigne, L’amore? Si è liquefatto, in La nuova bussola quotidiana, 16.7.2013: http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-lamore-si--liquefatto-6891.htm
[3] Z. Bauman, Amore liquido, cit.
[5] Tommaso Scandroglio, L’amore dei giovani al tempo dei Baci perugina, 14.2.2011, in www.labussolaquotidiana.it

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