L’amore è una realtà meravigliosa,

è l’unica forza che può veramente trasformare il cosmo, il mondo!

(Benedetto XVI)



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venerdì 31 luglio 2015

L'amore

«Amare è gioire». Aristotele

L'amore è l'argomento più interessante. Prima di tutto in se stesso, per la felicità che promette o sembra promettere – perfino per quella, talvolta, che minaccia o fa perdere. Quale argomento, tra amici, più piacevole, più intimo, più forte? Quale discorso, tra amanti, più segreto, più dolce, più conturbante? E cosa c'è di più appassionante, tra sé e sé, della passione?

Si obietterà che ci sono altre passioni oltre a quelle amorose, altri amori oltre a quelli passionali... Questo, che è verissimo, conferma la mia tesi: l'amore è l'argomento più interessante, non solo in se stesso – per la felicità che promette o compromette – ma anche indirettamente: perché ogni interesse lo presuppone. Ti interessi particolarmente allo sport? Significa che ami lo sport. Al cinema? Significa che ami il cinema. Al denaro? Significa che ami il denaro, o ciò che esso ti permette di acquistare. Alla politica? Significa che ami la politica, o il potere, o la giustizia, o la libertà... Al tuo lavoro? Significa che lo ami, o che ami perlomeno ciò che esso ti porta o ti porterà... Alla tua felicità? Significa che ami te stesso, come tutti, e che la felicità non è altro, magari, che l'amore di ciò che si è, di ciò che si ha, di ciò che si fa... Ti interessi di filosofia? Essa porta l'amore nel suo nome (philosophia, in greco, è l'amore della saggezza) e nel suo oggetto (quale altra saggezza se non quella d'amare?). Socrate, da tutti i filosofi onorato, non ha mai aspirato ad altro. Ti interessi, ancora, al fascismo, allo stalinismo, alla morte, alla guerra? Significa che li ami, o che ami, più verosimilmente, più giustamente, ciò che resiste loro: la democrazia, i diritti dell'uomo, la pace, la fraternità, il coraggio... Tanti amori diversi quanti i diversi interessi. Ma nessun interesse senza amore, e questo mi riporta al punto di partenza: l'amore è l'argomento più interessante, e nessun altro ha interesse se non in proporzione all'amore che vi mettiamo o vi troviamo.
Bisogna dunque amare l'amore o non amare niente – bisogna amare l'amore o morire; per questo l'amore, non il suicidio, è il solo problema filosofico davvero serio.

mercoledì 11 febbraio 2015

A proposito dell’Amore

“…Tale è la piena della vita: non parlo di sentimentalismi e di slanci mistici, ma della vita, che solo allora diventa reale e tangibile, come se fossero cadute squame dai tuoi occhi e tutto attorno a te si manifestasse per la prima volta…Tale eros non è privilegio né dei virtuosi né dei saggi, è offerto a tutti con pari possibilità. Ed è la sola pregustazione del Regno, il solo reale superamento della morte. Perché solo se esci dal tuo Io, sia pure per gli occhi belli di una zingara, sai cosa domandi a Dio e perché corri dietro a Lui." (C.Yannaris - Variazioni sul Cantico dei Cantici)
Le parole del teologo greco-ortodosso colgono con intensa pregnanza il cuore germinativo di quel sentimento universale che ex aeterno ormeggia ed uncina il cuore degli uomini, consolandoli e affannandoli al tempo stesso: l’Amore, per l’appunto, inteso soprattutto come vibrazione folgorante che rinvia alla trascendenza, apre la strada all’Assoluto, senza la quale l’esistenza rischia di divenire cosa posata tra le cose, senza ulteriorità.

lunedì 9 febbraio 2015

Per una fenomenologia dell'amore umano

Credere oggi, n. 78 - 6/1993, pp. 15-28
Aldo Natale Terrin

«L'amore è il fiore della vita...».
«Se l'amore non fosse l'unico principio delle virtù,
ogni virtù sarebbe nello stesso tempo un vizio».
(G.W.F. Hegel)

Introduzione
Oggi tutti riconosciamo che le parole si sprecano quando si parla di «amore» e che inevitabilmente, quando affrontiamo questo tema, monta un senso di frustrazione che ci lascia un certo sconcerto, un sospetto che non abbiamo la forza di nascondere, una delusione che ci rende un po' amara la riflessione e ci crea una sottile impotenza dei sentimenti davanti alla quale ci scopriamo segretamente e inconfessabilmente sconfitti. «Je t'aime... moi non plus» dice il titolo della canzone di Serge Gainsbourg e sembra la sintesi di quel discorso che si interrompe appena pronunciato, di quella realtà che si offusca appena se ne intravede la luce che può permearla. Il discorso moderno e post-moderno sull'amore appare come la fine di una fiaba, di una bella storia che non può più continuare, di un sogno che ci ha aiutato a vivere ma di cui ora dobbiamo fare a meno. «Quando non si hanno più illusioni su se stessi, non se ne conservano sugli altri» diceva l'iconoclasta Cioran e pare proprio sia questa la strettoia verso la quale ci siamo incamminati.

domenica 8 febbraio 2015

«Via amoris»: linee fondamentali di un percorso storico

(Via amoris, Immagini dell'amore nella filosofia occidentale, San Paolo 1998, pp. 15-28)

Maurizio Schoepflin

Fin dalle origini del pensiero occidentale, il tema dell'amore ha occupato un posto di primaria importanza nella riflessione dei vari filosofi, e vi sono sufficienti elementi per sostenere che esso fu uno dei primissimi concetti che si affacciarono alla mente dell'uomo greco, quando cominciò a meditare prima sul cosmo e sulla natura, poi su di sé, cogliendosi nella propria individualità, ma anche nella dimensione sociale e politica.
Fin da queste prime fasi dello sviluppo della cultura, l'amore, che i greci chiamarono eros, coniando un termine tra i più noti e fortunati dell'intero lessico filosofico dell'Occidente, apparve come una forza capace di generazione e di unione, che esplicava la sua potenza innanzitutto a livello cosmico. Una forza non priva, tuttavia, di una sorta di irrazionale cecità, che poteva addirittura condurre sino alla pazzia coloro dei quali si fosse impossessata.

venerdì 6 febbraio 2015

«Metamorfosi» dell’amore. Un percorso storico

Da: Credere oggi n.194,mar/apr 2013
Carlo Urbani 
Parlo d’amor vegliando,
parlo d’amor sognando:
all’acque, all’ombre, ai monti,
ai fiori, all’erbe, ai fonti,
all’eco, all’aria, ai venti
che il suon de’ vani accenti
portano via con sé...
e se non ho chi m’oda
parlo d’amor con me! [1]

1. Premessa
Il ricorso al valore semantico della parola «metamorfosi», in funzione di premessa a questa riflessione sul percorso delle trasformazioni dell’amore, consente di fare alcune utili avvertenze [2]. I primi due significati forniti dal Battaglia permettono un utile orientamento: da un lato, si tratta di un «processo di trasformazione, per lo più rapida e improvvisa di un essere in un altro di natura diversa», dall’altro, per estensione, un «cambiamento, passaggio graduale di una realtà da uno stato a un altro». Si tratterà, dunque, di leggere, interpretare e distinguere tra le apparenti «trasformazioni per lo più rapide» e i «passaggi graduali», tra i mutamenti e le continuità nel lungo periodo che, come per molti fattori dell’esistenza umana, caratterizzano l’esperienza dei legami affettivi.

giovedì 5 febbraio 2015

Amore. Un percorso filosofico

(Remo Bodei, da: Dizionario di filosofia di Nicola Abbagnano, Utet 1998, pp. 25-36)
I significati che questo termine presenta nel linguaggio comune sono molteplici, disparati e contrastanti; e altrettanto molteplici, disparati e contrastanti sono quelli che esso presenta nella tradizione filosofica. Cominceremo con l'accennare agli usi più correnti del linguaggio comune, per selezionarli e ordinarli e servircene come criterio per selezionare e ordinare gli usi filosofici del termine stesso: 
a) in primo luogo con la parola A. si designa il rapporto inter-sessuale, quando questo rapporto è selettivo ed elettivo ed è perciò accompagnato dall'amicizia e da affetti positivi (sollecitudine, tenerezza, ecc.). Dall'A. in questo senso si distinguono spesso le relazioni sessuali a base puramente sensuale, che sono fondate non già sulla scelta personale ma sull'anonimo ed impersonale bisogno di rapporti sessuali. Spesso però lo stesso linguaggio comune estende anche a questo tipo di rapporti la parola A., come quando si dice «fare all'A.»; 
b) in secondo luogo la parola A. designa una vasta gamma di rapporti inter-personali; come quando si parla dell'A. dell'amico per l'amico, del padre per il figlio o reciprocamente, dei cittadini tra di loro, dei coniugi tra di loro; 

martedì 3 febbraio 2015

La teologia dell'amore cristiano: Anders Nygren

Werner G. Jeanrond 
Éros e agape. La nozione cristiana dell'amore è stato il libro teologico che ha avuto maggior successo e influenza nel XX secolo. Scritto dal teologo svedese Anders Nygren (1890-1978), fu pubblicato per la prima volta in due parti a Stoccolma, nel 1930 e nel 1936. È stato poi ripubblicato in varie edizioni e tradotto in molte lingue [1]. In tutto il mondo schiere di studenti di teologia e delle discipline correlate hanno appreso dal libro di Nygren che l'amore cristiano si oppone radicalmente sia al concetto greco dell'eros sia alla inclusione ebraica dell'amore nella legge (nomos). L'unicità dell'amore cristiano come agape, affermata da questo studioso danese, è stata ampiamente accettata dai teologi e dalle persone di chiesa di tutto il mondo [2].
L'interpretazione dell'amore di Martin Luther King, per esempio, fu chiaramente influenzata dalle distinzioni di Nygren fra eros e agape. Prendendo in considerazione il comando di Gesù di amare i propri nemici, e spiegando che Gesù non poteva aver voluto intendere che dobbiamo amare i nostri nemici e che "amare" ha un significato più forte di "provare piacere", Martin Luther King scriveva:
«Quando Gesù ci comanda di amare i nostri nemici, egli non parla né di eros né di philia; parla di agape, buona volontà comprensiva, costruttiva e redentiva verso tutti gli uomini. Solo seguendo questa via e rispondendo con questo tipo di amore noi possiamo essere figli del Padre nostro che è nei cieli» [3].

lunedì 2 febbraio 2015

Amore

Giuseppe Angelini

1. Sembra che nel loro complesso, le parole stiano subendo una crisi inflattiva simile, e più grave, di quella della moneta. Valgono sempre meno, e sono spese sempre più indiscriminatamente.
II processo riguarda anche la parola di cui qui ci occupiamo: «amore». Anche se, propriamente, l'inflazione in questo caso non riguarda tanto la parola, quanto l'idea corrispondente: essa spesso non è nominata mediante la parola esplicita di «amore», ma è chiaramente intesa. È ormai finito il tempo in cui tutte le canzonette avevano una rima in amore; ma anche senza quella rima, le canzonette alludono per lo più a quella faccenda.
C'è dunque un'inflazione di «amore» nel nostro mondo: non nel senso che troppo si ami, ovviamente, ma nel senso che troppo precipitosamente ogni affetto è inteso come amore, e per ciò stesso è trattato come una cosa sacrosanta. E nel senso anche che tutto ciò che è fatto senza amore è considerato come «inautentico», e alla fine falso.

sabato 26 luglio 2014

Che cos’è l’amore ? Volete imprigionare la luce? Vi sfuggirà tra le dita.

Nessuno tra i poeti e i pensatori ha trovato risposta alla domanda : Che cos’è l’amore ? Volete imprigionare la luce? Vi sfuggirà tra le dita.
(Pavel Evdokimov)

Commenta Ravasi:
 
      
Nessuno tra i poeti e i pensatori ha trovato risposta alla domanda: «Che cos'è l'amore?». Volete imprigionare la luce? Vi sfuggirà tra le dita! Può sembrare una domanda banale, soprattutto ai nostri giorni quando la parola «amore» viene pronunciata a ogni pie' sospinto e non solo nelle canzoni. E invece è arduo dare risposta a quell'interrogativo, un po' come cercare una definizione di Dio. Non per nulla s. Giovanni ricorrerà proprio alla parola agàpe, «amore», per definire il mistero di Dio. Ricordo in un film del regista polacco Kieslowski sul primo comandamento del Decalogo la replica di una donna: al suo bambino che le domandava: «Chi è Dio?», rispondeva abbracciandolo forte e dicendogli: «È quello che tu provi ora con me!». Reazioni sempre approssimative e imperfette, dunque, come ci ha ricordato sopra in modo illuminante il teologo russo Pavel Evdokimov, nato a S. Pietroburgo nel 1910 e morto in Francia nel 1970. Sì, perché l'amore non può essere definito e descritto in pienezza: sarebbe come tentare di chiudere in una mano la luce o far confluire in un piccolo stampo una colata incandescente. L'unica via per conoscerlo è viverlo e, nonostante il molto parlare d'amore fatto da poeti, scrittori, filosofi, psicologi e persone comuni, ci accorgiamo che in questi tempi l'uomo e la donna riescono sempre meno ad amare in modo autentico. Sanno tutto sul sesso, arrivano anche alla bellezza dell'eros e a tutto il suo fascino ma non approdano mai all'amore, quando si può finalmente ripetere la frase della donna del Cantico dei cantici: «Il mio amato è mio e io sono sua. Io sono del mio amato e il mio amato è mio» (2, 16; 6, 3). Dobbiamo, allora, avviarci di nuovo con impegno e donazione su questo sentiero d'altura la cui meta è assoluta e totale.

domenica 8 giugno 2014

Perché amare

Thomas Merton
percheamare
La ragione dell'amore è l'amore. E l'amore è il solo, vero «bene comune» che merita di essere scelto e perseguito.
Non chiedetemi di amare il mio fratello puramente in nome di un'astrazione: «la società», «la razza umana», «il bene comune». Non ditemi che dovrei amarlo perché siamo tutti e due «animali socievoli». Queste cose stanno tanto al di sotto del bene racchiuso dentro di noi che non sono degne di essere invocate come motivi dell'amore umano. Tanto varrebbe chiedermi di amare mia madre perché parla inglese. Di astrazioni ne abbiamo forse bisogno per comprendere le nostre relazioni reciproche. Però posso comprendere i principi dell'etica e continuare a odiare gli altri. Se non amo gli altri uomini non scoprirò mai il significato del «bene comune». Proprio l'amore è
il bene comune. Vi sono una quantità di uomini che rinunciano ai loro interessi per il bene della «società», ma non possono sopportare nessuno di quelli coi quali convivono. Fino a che consideriamo gli altri come ostacoli alla nostra felicità siamo i nemici della società e abbiamo una capacità solo minima di condividere il bene comune.
Siamo obbligati ad amarci scambievolmente. Non siamo strettamente tenuti a «piacerci» l'un l'altro. L'amore governa la volontà: il «piacersi» è soltanto questione di sensi e di sensibilità. Però se amiamo davvero gli altri non sarà troppo difficile aver simpatia per essi. Se aspettiamo che certe persone ci diventino gradite o attraenti prima di cominciare ad amarle, non cominceremo mai. Se ci contentiamo di dar loro una «carità» fredda e impersonale, che è solo questione di dovere, non ci daremo la pena di comprenderle o di simpatizzare con loro. E in questo caso non le ameremo veramente, perché l'amore implica una volontà efficace non solo di far del bene agli altri esteriormente, ma anche di trovare in essi qualche bene a cui poter rispondere.
(Nessun uomo è un'isola, 180-181)

sabato 31 maggio 2014

Il desiderio umano d’amore (senza amore si muore?). All you need is love!

Chi è l’uomo? Cosa definisce e caratterizza un essere umano? L’uomo capace di viaggiare nello spazio e di sapere sempre più come è fatto l’universo, capace di sondare gli abissi degli oceani o di ammirare la struttura molecolare di una cellula, capace di meraviglie tecniche sempre più sofisticate, continua a domandarsi, senza sapersi dare risposte esaurienti, chi sia lui stesso.
L’antropologia, la psicologia e anche la filosofia concordano che l’uomo è un soggetto autocosciente nel quale sono riscontrabili tre dimensioni strettamente connesse tra loro: quella fisica, quella psico-affettiva e quella spirituale. L’uomo è la sintesi delle relazioni umane che ha vissuto e vive: solo di fronte a un tu può dire “io”. Per questo la realtà fondamentale della persona umana è l’amore, l’amare e l’essere amato. Il nuovo principio antropologico non è più il cartesiano “penso dunque sono”, ma “amo dunque sono”.
Molti studi sui bambini che hanno carenze di affetto materno o da parte di chi si prende cura di loro hanno mostrato come questi bambini ritardano nella crescita e provano danni irreversibili nell'aspetto motorio, affettivo, del linguaggio e dello sviluppo intellettuale.

giovedì 22 maggio 2014

Amicizia e amore

Carlo Molari
amiciziamolari
L'amicizia è una di quelle parole che ciascuno usa secondo la propria esperienza. Ma come di tutte le cose preziose, anche dell'amicizia circolano molti falsi, spesso inconsapevoli.
Prima di essere un rapporto, l'amicizia è un atteggiamento interiore, è un modo di essere persone, è una maniera di incontrare altri. Quando, crescendo, una persona avverte l'esigenza di allargare i suoi rapporti, porta dentro di sé una sete profonda dí possesso, una cronica insufficienza vitale. Sicché i primi rapporti che stabilisce sono caratterizzati da una tipica esigenza di disporre degli altri a proprio favore. Non sa ancora dire: io ti voglio bene, ma solamente: io ti voglio.
La differenza non è secondaria, anzi è molto profonda. Chi dice « io ti voglio » o « tu sei mio », dichiara una volontà di possesso distante dall'amicizia come la brezza dell'alba nelle montagne lo è dall'asfissiante caldo dei tropici. Solamente chi sa dire realmente « io ti voglio bene », cioè voglio per te un bene che ancora non possiedi, ed è disposto a offrire il suo tempo, le sue conoscenze, il suo impegno, la sua vita perché possa acquisirlo, solamente costui sa percorrere i sentieri dell'amicizia.

mercoledì 21 maggio 2014

Infatuazione, innamoramento e amore

“La cosa più difficile da trovare nei legami amorosi è l’amore”[1]
 
Prima di introdurci nell’ esperienza dell’amore così come è vissuta nel mondo odierno, sarà utile chiarire la differenza tra alcune realtà che confondiamo con l’amore, in particolare l’infatuazione e l’innamoramento, tappe preliminari che possono portare ad una storia d’amore.
La prima fase che solitamente ci spinge verso una persona è quella dell’infatuazione, in cui ci prendiamo la cosiddetta cotta per qualcuno. Nell’infatuazione manca ancora una reale conoscenza dell’altro, dei suoi interessi, dei suoi gusti, del suo modo di essere, dei suoi progetti, della sua visione della vita. Probabilmente con l’infatuazione non si ama qualcuno ma “qualcosa”: ci attrae un insieme di qualità piuttosto che una persona concreta con i suoi pregi e soprattutto i suoi limiti. L’infatuazione e l’attrazione così come nascono con molta facilità, altrettanto facilmente scompaiono.

venerdì 16 maggio 2014

L’eros senza agape e l’agape senza eros (ovvero il corpo senza anima e l’anima senza corpo)

Il mondo moderno, secondo una efficace definizione di p. Raniero Cantalamessa, conosce sempre più un eros senza agape, ovvero:
un amore romantico, più spesso passionale, fino alla violenza. Un amore di conquista che riduce fatalmente l’altro a oggetto del proprio piacere e ignora ogni dimensione di sacrificio, di fedeltà e di donazione di sé. Non occorre insistere nella descrizione di questo amore perché si tratta di una realtà che abbiamo quotidianamente sotto gli occhi, propagandata com’è in maniera martellante da romanzi, film, fiction televisive, internet, riviste cosiddette “rosa”. È quello che il linguaggio comune intende, ormai, con la parola “amore” [1].
Freud ha dato una spinta notevole a questa linea, riducendo l’amore a eros e l’eros a libido, a pura pulsione sessuale. Da qui deriva anche la connessione classica tra eros e thanatos, tra amore e morte[2]. L’amore che per sua natura dovrebbe portare alla vita, porta invece ormai alla morte.

giovedì 15 maggio 2014

L’amore “platonico”

L’amore platonico è il modo in cui comunemente si definisce una forma di amore sublimata, che esclude la dimensione sessuale e passionale.
Questa formula in realtà scaturisce da un contesto filosofico in cui l'amore, inteso come moto dell'animo e non come forma di relazione, viene interpretato come impulso al trascendimento della realtà sensibile, del mondo delle apparenze, capace di muovere la conoscenza verso l'assoluto, permettendo così all'uomo di ricongiungersi con il divino.
Questa locuzione prende il nome dalla teorizzazione dell'amore che Platone fa nei suoi dialoghi. Nel Simposio Socrate, ispirato da Diotima, parla di Eros come di un demone figlio di Poros e Penia. Pòros, l'espediente, aveva fatto innamorare Penìa, ossia la povertà che genera bisogno. Approfittando di un momento di ubriachezza di Pòros, Penìa giace con lui e dalla loro unione nasce Eros, l'amore. Il mito mette in luce come Eros, la forza che fa andare avanti il mondo, abbia una natura ambivalente, che partendo dall'amore delle forme, che porta alla procreazione e alla continuazione della specie umana, lo fa arrivare all'amore della conoscenza (letteralmente: "filosofia").

martedì 13 maggio 2014

Eros, philia e agape

L’esperienza umana dell’amore è sicuramente centrale e insieme ambigua. La parola stessa offre una gamma talmente varia di accezioni da richiedere distinzioni e chiarimenti continui. Per questo la teologia prende in prestito dall’antica cultura greca la triplice espressione dell’amore distinta in Eros, Filia e Agape.
L’eros (da cui amore erotico) indica l’amore passionale, l’attrazione erotica tra un uomo e una donna, il desiderio di possedere l’altro/a. Nella Bibbia viene narrato in particolare nel Cantico dei Cantici: “Forte come la morte è l’amore, tenace come il regno dei morti è la passione: le sue vampe sono vampe di fuoco, una fiamma viva” (Cant. 8,6). E’ assente nel Nuovo Testamento.

domenica 11 maggio 2014

Amor sui ... Amor Dei. Amore sacro e amor profano. L’ambiguità della parola amore

L’amore è l’espressione teologica per eccellenza, quella che definisce la realtà di Dio[1], la creazione e il fine di ogni cosa. Eppure l’amore umano, vissuto con grande trasporto, ma sempre con grandi difficoltà, sembra essere oggi un argomento nei confronti del quale Dio ha poco da dire, da insegnare. Un argomento che la Chiesa sembrerebbe guardare con sospetto e diffidenza, tanto da porre in evidenza regole e discipline che appaiono limitare l’esperienza dell’amore.
A sua volta la cultura occidentale che da sempre ha esaltato l’esperienza dell’amore ponendolo al centro di canti, poemi, romanzi, film, dipinti, in genere di ogni espressione artistica, ha acuito l’ambiguità di tale esperienza abusando della parola amore. Si può amare un oggetto (campo in cui la pubblicistica si ingegna ad associare all’acquisto l’idea di passione, di piacere), una persona (con una pluralità di modalità- amicale, fraterno, filiale, passionale…- e senza limiti di età e di sesso). Si può amare un particolare lavoro, una particolare attività (suonare, ascoltare, leggere…).

sabato 10 maggio 2014

L’AMORE

“Amore, parola dolce, ma realtà ancora più dolce (…)non c’è cosa migliore che parlare di tale argomento” (S. Agostino[1])

Ma cos’è l’amore? E’ possibile amare? Cosa c’entra Dio con l’amore? Sono alcune delle domande a cui cercheremo di dare risposta in questa prima parte. Un riferimento obbligato sarà l’enciclica «Deus Caritas est» pubblicata nel 2005 da Papa Benedetto XVI in cui ci ha offerto un autentico trattato sul tema. Prima di lui scriveva Giovanni Paolo II:
Non esiste nulla che più dell’amore occupi sulla superficie della vita umana più spazio, e non esiste nulla che più dell’amore sia sconosciuto e misterioso. Divergenza tra quello che si trova sulla superficie e quello che è il mistero dell’amore ecco la fonte del dramma. Questo è uno dei grandi drammi dell’esistenza umana[2].
Quasi a commento di queste parole, Benedetto XVI così presentava la sua prima enciclica:

giovedì 8 maggio 2014

Brain Divided: un cartone animato per riflettere sull'amore

Amore e sessualità (2)

La parola “sesso” da cui deriva “sessualità” viene etimologicamente da un verbo latino che significa “diviso”, “distinto”, come se l’uomo e la donna fossero stati un unico essere che poi è stato diviso. Per cui l’uomo di fronte alla donna si trova ad essere simile ma diverso a tutti i livelli.
A livello di pensiero: il modo di pensare, di riflettere, di risolvere i problemi dell’uomo è diverso da quello della donna. Questa diversità si chiama sessualità.
Anche nel modo di esprimere i sentimenti, l’affettività, dell’uomo è diverso ...anche questo è un aspetto della sessualità.